Giorgio Seveso – parallelismi (commento a una rassegna)

In dicono di lui, ritagli senza fonte by mfmadmin

La Galleria d’arte Nuova Gino Negri di Vigevano propone nel 1977 le opere di quattro pittori italiani: B. Aloisi, A. Baio, E. Di Battista e Angelo Di Fiore.

…Oggi occorre, infatti, superare la barriera dei linguaggi, ridimensionare il valore assunto dagli specifici processi di crescita e di interpretazione presenti nel rapporto tra i linguaggi stessi, spostare, in definitiva, l’asse dell’attenzione dal “come” al “perché” dell’arte. Tornare, insomma, all’uomo e al suo spessore storico ritrovandolo anche nelle vicende artistiche.

Il gruppo di pittori che presentiamo in questa significativa rassegna dimostra, appunto, la singolare profondità che viene ad assumere un modo interno di considerare le diverse opere nel confronto reso possibile dal loro accostamento rispetto ad un banale e “formalistico” raffronto stilistico.

Questi quattro pittori dipingono in modo diverso tra loro ma l’obiettivo poetico cui essi tendono è per tutti lo stesso. Ed è più forte delle singole e specifiche ragioni o preoccupazioni formali. Vediamo come.

Aloisi, da una figurazione dilatata ed “esistenziale” che si può fare risalire agli esempi di Bacon e alle materie umano-vegetali di Sutherland o di Wifredo Lam, giunge, oggi, ad una immagine dinamica, intrecciata alle concretezze psicologiche dell’ambientazione. In qualche modo è lo stesso itinerario seguito da Di Battista, il quale introduce però taluni recuperi del repertorio pop o, addirittura, iper-realista con le sue carte e stoffe accartocciate e pieghettate. Radicalmente diverso è il punto di partenza di Di Fiore che si ricollega, in modo non generico, alle indagini dell’astrattismo “storico” di Mondrian o di Arp per giungere ad una personalissima accezione di intervento sullo spazio che tiene conto, anche, di Fontana e del suo “spazialismo”…

..Essi, insomma, intendono parlare agli uomini e alle donne di oggi muovendosi all’interno delle gioie, delle perplessità, delle angosce e dei problemi esistenziali propri, appunto, agli uomini e alle donne di oggi. Il loro è un discorso a più voci che muove, però, dall’interno di un unico complessivo terreno di solidarietà e di completezza umana. Un discorso articolato che recupera l’unità e l’integrità dell’uomo nella enunciazione delle mille, complesse sfaccettature che oggi ne delimitano e ne connotano la realtà. È per questo che la bellezza, l’armonia, il sentimentalismo e tutte le altre emozioni puramente “estetiche” non c’entrano e non hanno nulla a che vedere con questo lavoro o altrimenti se pure possono manifestarsi esistono in maniera marginale, come effetti collaterali e non essenziali di un confronto di proposte che rimane rigoroso, intenso, perentoriamente concreto. Un confronto che poggia programmaticamente sul rapporto interpersonale e sul lavoro di gruppo e che, anche per questi motivi, giunge a dare completezza e vastità di respiro al loro discorso ed alle loro intenzioni.

In questa dimensione collettiva il loro “messaggio” si esalta e si precisa,proprio come accade per una melodia musicale quand’essa viene eseguita da tutti i diversi strumenti previsti dalla partitura.

Giorgio Seveso